Il Cinema

La multisala Cine4 CITYPLEX nasce nel 2002 dalla ristrutturazione del cinema Eden, storico locale situato nel centro di Alba, e si compone di quattro sale, tre ottenute dal frazionamento del cinema preesistente, ed una completamente nuova.

I primi anni

1911 – Nasce, come spettacolo viaggiante, il Cinema Europeo.

1925 – Il cinema albese si è già stabilizzato nell’attuale locazione in via Giacosa 3 ed è stato chiamato “Eden”.

Negli anni ’30 sarà poi ribattezzato “Cinema Littorio”.

I coniugi Elena ed Eugenio Dacomo

I coniugi Elena ed Eugenio Dacomo

La cassa è un tavolino posto all’esterno. La costruzione di allora, in stile Liberty, è meno della metà della struttura attuale, ma dispone già di un cortile che viene utilizzato anche come sala da ballo.

I posti a sedere sono circa 200, disposti in piccoli seggiolini di legno.

La galleria, alla quale si accede tramite una scala rotonda in pietra, ha tre file di sedie.

Il pubblico è molto semplice, poco colto e rispecchia la natura ancora prettamente agricola della città di allora.

1946 – Dopo la chiusura durante il periodo bellico, il locale torna in funzione sotto il primo nome di “Eden”.

Alba vive un periodo di sviluppo ed espansione: stanno nascendo importanti realtà industriali le quali favoriranno mutamenti sociali altrettanto rilevanti.

In primo piano Francesco Fissore e Maria Prandi con famiglia, proprietari del cinema dopo i coniugi Dacomo e prima della vendita a Florindo Cantamessa. 

In primo piano Francesco Fissore e Maria Prandi con famiglia, proprietari del cinema dopo i coniugi Dacomo e prima della vendita a Florindo Cantamessa.

Gli anni ’50

1950 – 1955 –  Florindo Cantamessa acquisisce la proprietà e la direzione dell’attività.

Il locale viene completamente ristrutturato ed ampliato per rispondere alle nuove esigenze.

Nella realizzazione del progetto, che prevede un’importante sopraelevazione ed un ulteriore espansione verso Via Paruzza, purtroppo non si riesce a conservare la bella facciata originale, troppo rovinata e fatiscente per poter essere recuperata.

Vecchio ingresso con il cane-custode "Wolf", 1955

Vecchio ingresso con il cane-custode “Wolf”, 1955

I posti vengono portati ad 800, la galleria passa da 40 a 250 posti.

Per accedervi la geniale opera giovanile del compianto Ing. Leonardo Prunotto, di Alba, che realizza una scala aerea completamente staccata dal muro basata su di un unico pilastro portante.

Un’idea per quei tempi evidentemente molto innovativa che porta ad Alba fior fior di architetti con il fine di studiarla.

Il pubblico inizia ad essere via via più variegato.

Da un lato sussiste un mondo al quale comunicare il posto giusto per urinare risulta ancora difficoltoso, tant’è che pochi riuscivano a raggiungere felicemente il luogo designato. E poiché i più si fermavano prima, i muri del corridoio che porta ai servizi diviene praticamente un’infiorescenza continua di muffa maleodorante.

Questi problemi di ordinaria amministrazione portano a ben tre rifacimenti dei servizi nel giro di pochissimo tempo in tre localizzazioni diverse.

La stessa difficoltà, del resto, era riscontrata dall’operatore di cabina. Poiché in quel periodo i proiettori hanno ancora la lanterna a carbone, l’operatore è impegnato in assistenza continua, e le cabine erano dotate di un lavabo che talvolta veniva utilizzato come orinatoio.

Gi anni ’60

Vecchio ingresso con il cane Brick. anni 60-70.

Vecchio ingresso con il cane Brick. anni 60-70.

L’immigrazione dal sud Italia porta nuovi clienti, tendenzialmente più assidui rispetto al pubblico autoctono.

Sono gli anni in cui al cinema si entra e si esce a qualunque ora, ed entro le 22.30 il film, anche se già iniziato, lo si vede tutto.

L’operatore infatti era solito apporre un segno sul fotogramma della pellicola in corso di scorrimento il quale, a film terminato, lo fa ripartire e lo riproietta fino al segno applicato.

Vengono proiettati tantissimi film alla settimana anche con un solo schermo: al martedì l’horror, il mercoledì il film di guerra, al giovedì azione, venerdì e sabato drammatico o commedia, domenica e lunedì western.

Nella programmazione si sta molto attenti a non inserire films classificati come “esclusi” nel libro chiamato Il Disco Rosso del Centro Cattolico Cinematografico.

Ciò perché in sede locale ci fu un accordo con la diocesi di non passare determinato titoli giudicati immorali.

Del resto settimanalmente la parrocchia di San Damiano, posta proprio di fronte al locale ed allora retta dal celebre don Sebastiano Marchisio, pubblicava in bacheca esterna le valutazioni del Disco Rosso:

  • T – per tutti
  • A – adulti
  • S – sconsigliato
  • E – escluso

Uno sgarro significava incorrere nel richiamo pubblico del parroco.

Per questo motivo molti titoli, anche di grandi registi, ad Alba finiscono con il non arrivare mai.

In questo contesto in quegli anni è però ben viva ad Alba una intelligentia locale ipercritica e laica, che snobba e deride apertamente questa programmazione di stampo troppo popolare e provinciale, pretendendo un qualcosa di più sofisticato ed autoriale.

Intanto il Cinema Eden non si ferma mai, l’unica chiusura annuale è il venerdì santo (concordato con il parroco che considerava sconveniente che il Cinema fosse aperto nel giorno della crocifissione di Gesù Cristo).

Gli anni ’70

1970 – 1975 – sono stati gli ultimi di un periodo aureo irripetibile sia per il Cinema Eden che per il cinema in generale.

I film di Bud Spencer e Terence Hill spopolano ed il cinema è veramente un luogo di totale ricreazione: si fuma come turchi, l’aria è irrespirabile e spesso lo schermo è offuscato da una coltre di fumo ma tutti si divertono da matti alla faccia sia del fumo attivo che di quello passivo.

Lo schermo stesso è sempre giallognolo e mai del tutto bianco, ma nessuno pare darci troppo peso.

Nelle ultime file della galleria le coppie si scambiano effusioni mentre le prime file della platea pullulavano di bambini. Ognuno prende posto dove vuole o dove trova.

I manifesti erano davvero bellissimi, autentici dipinti da pittori e poi fotografati.

Di uno di questi pittori di affissi pubblicitari, Rodolfo Gasparri, conserviamo ancora alcuni prototipi originali.

Dal 1976 tutto inizia a cambiare. Il divieto di fumare, pur rendendo un prezioso contributo alla salute, ha il risultato di falcidiare il pubblico infatti i fumatori accaniti non si rassegnano a stare due ore senza sigaretta, soprattutto davanti ad un film.

Gli anni ’80

L’incendio a Torino del Cinema Statuto porta la maggior parte dei locali adibiti a cinema (soprattutto in Piemonte) a rinunciare agli arredi più belli per rispondere ad una normativa di sicurezza sui materiali confusa e a volte contraddittoria.

I cinema finiscono per rimuovere tutti i tendaggi ed altri arredi non tanto perché siano veramente a rischi incendio, ma perché privi di certificazioni firmate dall’Istituto le Capannelle di Roma.

I gestori stessi di fronte all’incertezza preferiscono disfarsi di ogni tipo di materiale di dubbia origine, ma nemmeno lo possono sostituire per mancanza di chiarezza delle normative.

Fino alla fine degli anni’80 il cinema vive il periodo più minimalista di tutta la sua storia, senza rivestimenti murari e senza tendaggi.

Intanto si sviluppano le televisioni commerciali che decimano letteralmente il pubblico, specie quello dei giorni feriali.

Nasce un nuovo tipo di pubblico, più acculturato e consapevole, più esigente e raffinato.

Tutto ciò impone un cambio di rotta a 360°, sia nella programmazione che negli allestimenti: mentre prima venivano privilegiate la praticità e la funzionalità, questo nuovo spettatore pretende oltre che vedere dei bei film anche un contesto comodo ed accogliente.

Dagli anni ’90 ad oggi

A partire dagli anni ’90 in Cinema Eden si rifà il look passando anche all’automazione totale dell’unica cabina.

E’ già nell’aria un primo progetto di frazionamento dell’immobile che però non viene realizzato.

A partire dagli anni 2000 vede la luce l’odierna struttura divisa su 4 sale più area bar e area ristoro.

Il nome cambia in “Cine4 Cityplex”.

Nel 2013 è tra le prime multisale del Piemonte a raggiungere la completa digitalizzazione degli impianti.

D.LGS. 28/2004

La Repubblica, in attuazione degli artt. 21 e 33 della Costituzione, riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale.

Le attività cinematografiche sono riconosciute di rilevante interesse generale, anche in considerazione della loro importanza economica ed industriale.

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